Occhiali da sole
Nouvelle vague e altro
C’è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero
(Franco Battiato, Bandiera bianca)
Nel 1959 a Cannes un impaziente Godard è seduto tra il pubblico per la première di I 400 colpi del suo amico Truffaut. Il riflesso dei suoi occhiali da sole, iconici scudi neri, cattura le scene finali di un film che farà la storia, dando inizio ad una corrente indimenticabile: la Nouvelle Vague. L’anno dopo, gli stessi occhiali filtrano la proiezione di À bout de souffle, segnando il debutto di quel giovane impaziente da spettatore ad autore.
In Nouvelle Vague, il film con cui Richard Linklater racconta la creatività vitale di quell’anno di passaggio, si respira l’energia inebriante di un’epoca nuova. Il mantra è creare movimento, discontinuità, prendere del materiale improvvisato e farne un quadro. Godard è l’incubo dei produttori e degli attori, presenta gli script solo quando ne ha voglia e a volte si assenta perché non si sente ispirato. Il suo metodo è irritante per Jean Seberg, divertente per Jean-Paul Belmondo, di giorno in giorno fonte di ilarità per entrambi (il momento in cui danzano di fronte al regista, nel bar/set, non può che rimandare a Bande à part). Linklater li insegue con gioia, rubando ai maestri il gusto per il controcampo sabotatore. Svuota la scena dei suoi momenti clou per inquadrarne il rovescio, la faccia meno appetibile, proprio dove il cinema di Godard si è fatto tradizione. Dove, se non in quei frammenti.
Se si pensa al cinema del regista americano, le affinità tra le sue opere e quelle dei cineasti francesi sono numerose. Ad esempio la trilogia dei Before potrebbe risultare un continuum diretto di quella lunga sequenza di A bout de souffle in cui Patricia e Michel dialogano, si punzecchiano, si scoprono citando William Faulkner e si nascondono sotto le lenzuola. C’è la stessa capacità di far vivere i tempi morti, di montarli in divenire, giocare col tempo per favorire la connessione reale che si crea tra gli attori. E c’è la voglia di stare dove la vita si muove, mai dove si ferma (Moteur, Raoul!).
In Nouvelle Vague, Linklater umanizza i suoi miti, li ritrae entusiasti e spaventati, mentre dicono quanto il cinema li aiuti ad evadere dall’orrore della realtà, mentre si schifano a vicenda, si abbracciano. Da circa metà, sceglie anche di posizionare la macchina da presa appena più in alto quando inquadra Godard, facendo intravedere i suoi occhi da sotto gli occhiali. Scudi iconici che, in fondo, non possono schermarlo del tutto.
Dimmi come ti senti/cosa cerchi e ti consiglio un film o una serie
In questo vocale rispondo ad uno dei vostri messaggi (i mittenti resteranno anonimi).
« Non so se mi sento insoddisfatta perché mi sto accontentando o nostalgica di un tipo di felicità che ormai appartiene al passato ed é giusto andare avanti... un film che mi aiuti a capirlo? »
Grazie e al prossimo martedì :)
Elisa
