Aspetterò
Nino e altro
Però io cosa aspetterò
a dire il vero è proprio questo che non so
perché è già tardi e tardi è presto se non ho
capito niente e niente so
ma dovrò vivere e nel mondo resterò
finché avrò tempo tutto il tempo aspetterò
(Andrea Laszlo De Simone, Aspetterò)
A volte sorgono intoppi, minuscoli o giganti, che ricordano all’improvviso la finitezza delle cose, quella degli altri, la propria. Provocano deviazioni morbide, tortuose, brusche frenate. La linea è retta finché non lo è più.
L’intoppo per Nino, protagonista dell’omonimo film di Pauline Loquès, arriva un venerdì alla vigilia del suo ventinovesimo compleanno, quando un semplice esame medico si trasforma in una diagnosi preoccupante. Davanti a sé avrà un weekend di limbo, tra decisioni pressanti e sintomi quasi inesistenti, prima di tornare in ospedale il lunedì e iniziare le cure. Loquès lo seguirà per le strade di Parigi, interrogando il suo viso sigillato mentre è di fronte alla madre, ispezionando il suo corpo danzante a una festa. Quei giorni sospesi per Nino saranno un concentrato di vita cosciente, eppure appena differente da quella sperimentata in precedenza.
La storia di Nino riverbera inevitabilmente nel vagabondare di Cleo dalle 5 alle 7, il capolavoro di Agnes Varda. Come lui, lei abita un intervallo parigino dovuto ad un responso medico, ma se per uno la notizia è il punto che frantuma le certezze, per l’altra è il passaggio da oggetto estetico, nelle mani degli altri, a soggetto. Il loro girovagare si fa passo passo meno confuso e più autentico, setacciato. Antirumore.
Mi ha fatto pensare alla selezione del reale a cui sono sottoposti i protagonisti di After life, dove non esiste più l’attesa perché si è già oltre qualunque attesa. Nel film di Kore-eda Hirokazu, i defunti devono scegliere un solo ricordo, un unico frammento della propria storia, da tenere con sé “dopo la vita”. Si trovano in una specie di ufficio postale tra la vita e l’aldilà e gli è permesso eleggere il pezzo di memoria, ricostruito attraverso il teatro di posa, in cui sostare per sempre.
In After life si assiste alla selezione suprema, che non è (ancora?) quella di Nino e Cleo. Perché loro, banalmente, sono vivi.
Dimmi come ti senti/cosa cerchi e ti consiglio un film o una serie
In questo vocale rispondo ad uno dei vostri messaggi (i mittenti resteranno anonimi).
« Ho scoperto che alcune persone intorno a me parlavano male di me quando io davo loro tutta me stessa, quindi sono triste e mi sento un po’ paranoica »
Grazie e al prossimo martedì :)
Elisa
